La parabola “di chi è simile il regno dei cieli” espressa in Matteo 20:1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa… non coinciderebbe con la logica di una corretta amministrazione né con la ipotetica esistenza del mondo divino, essendo che, dovrebbe richiamare la funzionalità delle cose divine e non il padrone di un podere. Nel leggere il capitolo è logico che il lavoro non è pagato a tempo o a ore sulla giornata lavorativa. Tuttavia, sulla parabola esposta da Gesù è pagato secondo l’accordo ma anche sul merito, ove, prende corpo la libera valutazione del padrone di decidere il salario secondo l’andamento della sua stima del lavoro. Cosa significa che nel regno di Dio il padrone valuta il compimento del lavoro, cioè, il risultato nel tempo prestabilito e se per completarlo necessita un’alternativa di incrementare il lavoro per arrivare a quel tempo prestabilito pagherà i lavoratori extra con lo stesso salario per il raggiungimento dello scopo. Ecco che i primi lavoratori accordati si trovano sottopagati, i quali, non considerano l’importanza dello scopo del lavoro che ha il padrone per completare nel tempo prestabilito il suo impegno. Ecco che subentra il significato del ministero di Dio, che ha i tempi da Lui stabiliti per il qual motivo, alcuni chiamati ultimi potrebbero essere privilegiati causando il mal contento dei primi. Tuttavia, non è stato facile per i lavoratori che si sono accordati per il giorno di lavoro capire questo sistema, per cui, Gesù non si è messo a spiegare loro i motivi della sua decisione ma ha volutamente espresso la libera scelta del padrone che ha valutato il lavoro secondo il suo giudizio, senza dar meno di quando pattuito a ciascuno. Questo principio è stato manifestato con questa parabola di Gesù, per tutti quelli che Dio chiamerà alla vocazione della salvezza, essendo che, non sarebbe equo che gli ultimi convertiti godessero meno privilegi dei primi, essendo che, la salvezza è uguale per tutti. Questa similitudine del regno di Dio è molto importante, essendo che, in essa si intuisce l’amore di Dio. Ecco perché la salvezza è uguale per tutti poiché si è felice sia per i primi chiamati che per gli ultimi. Ora si capisce perché il regno dei cieli è come un padrone che sebbene valuti diversamente i lavoratori il fine del valore della esistenza è uguale per tutti. Così, è importante che il premio sia uguale ma non il lavoro. Da ciò si deduce, che la sussistenza è importante per il regno dei cieli e non la ricchezza di questo mondo. Se si è fatto più lavoro esso va alla gloria di Dio, non dimenticandoci che Dio ha dato suo Figlio Gesù per la salvezza di tutti, sia per i primi che per gli ultimi, essendo che, per primo si è posto come servitore, cioè come ultimo, trascurando la sua divina origine e soprattutto quella di Creatore.
Pace e fede nel Signore